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Facciamo luce sul futuro del castello…
Di Rocco Sicoli (del 27/11/2006 @ 21:18:10, in Il Castello, linkato 4778 volte)
Premessa: l’effetto scenico dei fari puntati sulla torre e sul castello che dominano la nostra cittadina è di sicuro impatto ed un’iniziativa lodevole, ma questo per arricchire Amantea e salvare quei beni non è abbastanza…
Arrivi lì, convinto di trovar poco o nulla, arrivi lì dopo aver letteralmente scalato una parete rocciosa con passaggi angusti e pericolosi, arrivi lì e trovi gente, tanta gente, la vedi inerpicarsi per quella parete ogni giorno… Italiani, stranieri, bambini, anziani, persino un padre e un figlio che a passo svelto sembra facciano quella scalata ogni giorno… Vedi la torre sparire dietro i rovi, passi sotto una porta che se potesse raccontare ciò che ha visto avrebbe la forza di intrattenere una platea per una vita intera. Sali ancora un po’ giri lo sguardo e vedi quella torre ferita nell’orgoglio, resistere, come fecero gli amanteani durante l’assedio. Il simbolo di quella che era e mi auguro sia ancora una peculiarità: ‘a capu tosta! Ti guardi intorno e ti ritrovi su una terrazza naturale di inestimabile bellezza, un anfiteatro senza pareti, che il tramonto rende uno spettacolo unico da gustare. Guardi in là e vedi spuntare qualcosa… il Castello. Cammini fra i rovi, ti affanni in fila indiana per avvicinarti e scopri che c’è! Non sono solo due pietre, non sono solo mura cadute. Il Regio Castello è lì, ancora splendido, in alcune zone ancore intatto, protetto dall’edera e dall’ardore degli uomini che lo vissero… Bisogna salvarlo, tutti coloro che passano di la e lo guardano hanno un’espressione stupita tinta da una nota di tristezza. Bene, svegliamoci tutti! Quel bene non è di un privato, non è un fardello da abbattere o meglio ancora da far sbriciolare. Quelle pietre, quel pianoro, sono la nostra memoria, sono l’essenza stessa dell’essere Amanteano. E soprattutto, possono essere un rischio per tutti noi, perché quel terreno friabile non potrà a lungo, senza un interveto di risanamento ambientale e culturale, reggere il peso di quel castello con radici profonde nella roccia. Quell’arenaria ricca di fossili è fragile, bastano le mani di un bambino per sgretolarla e la piccozza di un geologo per coglierne la cagionevolezza e la pericolosità. Bisogna intervenire, trovare un accordo con i proprietari e bonificare quella zona. Con i giusti interventi e con strutture adeguate, potremo proporre a noi stessi e ai turisti un’attrazione unica… un’immensa terrazza che nelle giornate più limpide permette di “vigilare” sul Tirreno, fino al golfo di Policastro e al Vesuvio verso Nord e fino allo stretto di Messina verso sud. Le luci installate quest’estate dall’Amministrazione comunale permettono di guardare il Castello e di godere di una scena di grande bellezza. Ma il salto di qualità che dobbiamo fare è capire che il Castello deve essere vissuto, riscoperto, valorizzato e tutelato, e con esso tutto il centro storico, che non può resistere alle vibrazioni delle auto e all’incuria. E alla fine dopo aver pensato a tutto quello che si dovrebbe fare, torni giù e lo sguardo va a quel cartello che prima non avevi visto Castello divieto d’accesso.
“Oh cavolo… ho anche commesso un reato”, ma ne è valsa la pena… Prendo in prestito un’espressione ben più “forte”: E adesso arrestateci tutti!
Arrivi lì, convinto di trovar poco o nulla, arrivi lì dopo aver letteralmente scalato una parete rocciosa con passaggi angusti e pericolosi, arrivi lì e trovi gente, tanta gente, la vedi inerpicarsi per quella parete ogni giorno… Italiani, stranieri, bambini, anziani, persino un padre e un figlio che a passo svelto sembra facciano quella scalata ogni giorno… Vedi la torre sparire dietro i rovi, passi sotto una porta che se potesse raccontare ciò che ha visto avrebbe la forza di intrattenere una platea per una vita intera. Sali ancora un po’ giri lo sguardo e vedi quella torre ferita nell’orgoglio, resistere, come fecero gli amanteani durante l’assedio. Il simbolo di quella che era e mi auguro sia ancora una peculiarità: ‘a capu tosta! Ti guardi intorno e ti ritrovi su una terrazza naturale di inestimabile bellezza, un anfiteatro senza pareti, che il tramonto rende uno spettacolo unico da gustare. Guardi in là e vedi spuntare qualcosa… il Castello. Cammini fra i rovi, ti affanni in fila indiana per avvicinarti e scopri che c’è! Non sono solo due pietre, non sono solo mura cadute. Il Regio Castello è lì, ancora splendido, in alcune zone ancore intatto, protetto dall’edera e dall’ardore degli uomini che lo vissero… Bisogna salvarlo, tutti coloro che passano di la e lo guardano hanno un’espressione stupita tinta da una nota di tristezza. Bene, svegliamoci tutti! Quel bene non è di un privato, non è un fardello da abbattere o meglio ancora da far sbriciolare. Quelle pietre, quel pianoro, sono la nostra memoria, sono l’essenza stessa dell’essere Amanteano. E soprattutto, possono essere un rischio per tutti noi, perché quel terreno friabile non potrà a lungo, senza un interveto di risanamento ambientale e culturale, reggere il peso di quel castello con radici profonde nella roccia. Quell’arenaria ricca di fossili è fragile, bastano le mani di un bambino per sgretolarla e la piccozza di un geologo per coglierne la cagionevolezza e la pericolosità. Bisogna intervenire, trovare un accordo con i proprietari e bonificare quella zona. Con i giusti interventi e con strutture adeguate, potremo proporre a noi stessi e ai turisti un’attrazione unica… un’immensa terrazza che nelle giornate più limpide permette di “vigilare” sul Tirreno, fino al golfo di Policastro e al Vesuvio verso Nord e fino allo stretto di Messina verso sud. Le luci installate quest’estate dall’Amministrazione comunale permettono di guardare il Castello e di godere di una scena di grande bellezza. Ma il salto di qualità che dobbiamo fare è capire che il Castello deve essere vissuto, riscoperto, valorizzato e tutelato, e con esso tutto il centro storico, che non può resistere alle vibrazioni delle auto e all’incuria. E alla fine dopo aver pensato a tutto quello che si dovrebbe fare, torni giù e lo sguardo va a quel cartello che prima non avevi visto Castello divieto d’accesso.
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Propongo: i comuni di Amantea e Belmonte Calabro insieme per l'istituzione del parco fluviale del Veri e di un comitato che possa recuperare e valorizzare il Castello di Amantea. Resto a disposizione.
Di
Rosalbino
(inviato il 08/08/2008 @ 10:09:58)
devo dire di aver letto solo ora la data del form...bè...sono l'unico ad aver risposto???
Di
Rosalbino
(inviato il 08/08/2008 @ 10:12:07)
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L'indirizzo IP del mittente per ovvi motivi di sicurezza viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione. A ciascun autore è attribuita la responsabilità per i contenuti inviati. Si esclude la corresponsabilità degli autori di questo sito, che non esercitano in nessun caso alcun potere preventivo sui testi inseriti.
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