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Un mare di multe non vuol dire maggiore sicurezza!
Di Antonello Zaccaria (del 19/11/2007 @ 20:38:36, in Viabilità, linkato 4259 volte)
Salve a tutti i lettori di Amantealive, vorrei ampliare la discussione iniziata da Rocco sugli autovelox.
Prima di esprimere un giudizio sul “modello Longobardi”, seguito successivamente da Fiumefreddo Bruzio, Torremezzo di Falconara Albanese e, ultimo arrivato, Belmonte Calabro, vorrei mettere a confronto due modi di vedere la situazione, due teorie che si contrappongono, una formulata da un normalissimo automobilista e l’altra sostenuta dal rappresentante dell’istituzione Comune.
Dice il primo: “Sono dei bastardi. S’ammucciano ‘ntri frasche o arrìeti i guardarail. Fanu ‘su giochetto per portare soldi al Comune. Le casse languono e allora le riempiono con questo stratagemma. ‘Su disonesti, se la macchinetta la mettessero bene in vista…”.
Risponde il secondo: “Eh sì, mo te lo veniamo pure a dire che stiamo facendo il controllo! Ci sono i cartelli che segnalano qualche centinaio di metri prima la macchinetta, e soprattutto ci stanno i segnali che indicano il limite di velocità. Tu sei tenuto a rispettarli. La macchinetta è uno strumento che ha contribuito a ridurre il numero di incidenti stradali, la gente ha paura di prendersi la multa e rallenta”.
Tutt’e due, in my opinion, dicono verità molto parziali. Parto dal primo contendente. L’automobilista è semplicemente uno che è incazzato perché gli è arrivato un salasso di multa per essere andato a 85 chilometri orari invece dei 70 consentiti. Magari è uno che guida correttamente, senza nessuna sbavatura pericolosa, perciò vede quelli della Polizia Municipale nascosti dietro le frasche come due bastardi che si divertono a fotografarlo per incastrarlo. Ma la sua vera arrabbiatura nasce dal fatto che i soldi servono a riempire le casse comunali, cosa che lui ritiene una presa in giro gigantesca perché quelle casse dovrebbero essere riempite da altri tipi di introiti, come le tasse e gli stanziamenti statali. In sostanza, lui dice: “Ma come? Loro amministrano male, si fregano pure le briciole, e i soldi per mettere una panchina in piazza li devo sganciare io?”. Su quest’ultimo punto (ammesso e non concesso che in Comune ci sia qualcuno che frega), come dargli torto? Il secondo contendente, dal canto suo, si aggrappa a tutte le giustificazioni legittime che l’avvocato del Comune gli ha preparato. Certo, ci può stare il fatto che egli non è tenuto a mettere la macchinetta al centro della carreggiata, magari con un vigile sullo sgabello a indicarla, perché egli deve pensare esclusivamente a punire gli illegali che sfrecciano infischiandosene della vita altrui. Anche mimetizzando l’autovelox sul guardrail. Il buonsenso, però, dovrebbe suggerirgli che questa non è una maniera virtuosa per alimentare le “tasche” dell’ente, che forse sarebbe meglio puntare su altre strategie meno torbide. Non ha considerato, ad ogni modo, un aspetto cruciale: la prevenzione risulta miseramente parziale. Gli automobilisti che riuscirà a “educare” sono, alla fine dei conti, residenti nel Basso Tirreno cosentino. La macchinetta, in sé, riesce ad attuare una prevenzione dai sinistri facendo leva solo sull’attenzione-timore di chi viaggia solitamente in questa fetta di territorio (come Rocco). L’automobilista turista, che da Longobardi passerà una sola volta in vita sua (magari sfrecciando a 140 e travolgendo un pedone), non verrà educato. E non verrà educato neanche il catanzarese venditore di aspirapolveri che di lì ci passa una volta l’anno e può darsi che quel giorno non trovi l’autovelox. Se avete pazienza, andate a leggervi un articolo di quest’estate, la fonte è Gaetano Vena de La Gazzetta del Sud (http://www.amantea.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1280&Itemid=55). Noterete che i coinvolti nel terribile scontro mortale, avvenuto presso Longobardi, sono originari di Lamezia e Sapri. Sia chiaro: probabilmente non c’è nulla che avrebbe potuto evitare quest’incidente.
 
Però tutto ciò mi fa tornare prepotentemente all’opinione di Rocco, il quale ha ragionissima sul fatto che viviamo in una zona dove si fanno pochi controlli efficaci. Una zona dove si danno le punizioni amministrative ma non si educa. Sono i controlli in corsa a mancare, quelli fatti “al volo” dalle pattuglie di polizia sui pirati che scorrazzano impuniti. Una scena che ho visto tante volte è la seguente: un automobilista percorre a 70 il tratto Torremezzo-Longobardi; una volta superata la clinica “Villa Adelchi”, e seppur con un’auto dei carabinieri alle spalle (due-tre macchine dietro di sé), ingrana la marcia fino a oltrepassare regolarmente i 100 su un tratto che prevede un limite di 90, tanto sa che non lo fermeranno. Se, sciaguratamente, in prossimità delle gallerie belmontesi impatterà con un imprudente immessosi in corsia dopo la spesa agli improvvisati banchi frutta, allora…
…è un brutto finale, non voglio raccontarlo. Vi dico solo che il rosso anguria, mescolato al rosso sangue è una visione disturbante, che paralizza e sgomenta per un po’. Giusto il tempo di sentire la sirena dell’ambulanza.